Patologie della Dipendenza : “Luna di Fiele”

“Luna di fiele” (Bitter Moon, 1992), il film di Roman Polanski tratto dal romanzo “Lun de Fiel” di Pascal Bruckner (1981), mette in scena una situazione apparentemente normale, quella dell’ innamoramento di uno scrittore, Oscar, per la giovane ballerina Mimì.

Il film inizia come una splendida storia d’amore, anche se, ben presto, nell’esplosiva situazione emotiva ed erotica che si produce, vengono immessi comportamenti perversi, nell’ impossibile tentativo di mantenere intatta l’intensità emotivo-affettiva fusionale della coppia.

La vicenda narrata nel film di Polanski è emblematica nella doppia simmetria di trasformazione dell’amore in odio e della capacità della perversione di comporre l’uno e l’altro facendoli coesistere.

Imprigionati dalla impossibilità di separarsi, a causa di una “patologia della dipendenza” i due possono solo instaurare dinamiche sadomasochistiche, e quando queste non sono più sufficienti, non esitano a coinvolgere altri partner.

Il film seppur tratti tematiche scabrose, e parli di una coppia patologica, ci coinvolge perché Oscar e Mimì non sono così tanto diversi da noi.

Iniziamo col dire che noi esseri umani proprio, in quanto umani, siamo fondamentalmente perversi: la pulsione, diversamente dall’istinto animale, è in senso post freudiano, perversa e fondamentalmente autoerotica.

Se Freud nei “Tre saggi sulla sessualità” (1905) parla della sessualità del bambino come una sessualità perversa polimorfa e autoerotica, e specifica che il bambino gode di tutta le sue parti del corpo in particolare degli orifizi, noi post freudiani affermiamo che una quota (più o meno grande) di sessualità infantile permane anche negli adulti.

A ben vedere questo è un enorme cambio di prospettiva, perché ciò che per Freud, un signore dei primi del ‘900, era considerato un rapporto “contro-natura”, oggi giorno non è considerato più tale, quando praticato da “adulti consenzienti”.

Lacan dice che la nostra sessualità assomiglia a un collage surrealista, dice non c’è niente di realistico nella pulsione, “non c’è rapporto sessuale”, inteso come rapporto reale e totalizzante con l’altro. non c’è semplicemente perché non ci può essere, perché rapporti gemellari fusionali sono impossibili, e la loro disperata ricerca, conduce a relazioni sadomasochiste e mortifere descritte così bene nel film.

Ma in cosa differisce la pulsione umana dall’istinto animale?

Un essere umano può perdere la testa per una scarpa col tacco o per dei seni particolari. È difficile invece vedere un toro che guarda con concupiscenza la criniera di una mucca o il suo zoccolo. L’animale si muove rispondendo alle leggi delle stagioni, agli odori, ai colori.

L’ istinto è infallibile ma noi siamo privi di questa infallibilità, siamo fallibili in quanto umani.

La pulsione sessuale nell’umano non può mai essere riconducibile unicamente alla finalità della riproduzione, la pulsione porta con sé anarchia, lussuria e per questo la religione ha cercato di normalizzare la pulsione attraverso le tavole della Sua Legge.

Negli ultimi decenni la psicoanalisi ha monopolizzato la discussione scientifica nell’area dei comportamenti perversi, trasformandone lo statuto da vizio, o devianza, in una visione che ne valorizza la componente fantasmatica e il significato di difesa.

Nella coppia perversa sembra attuarsi la dinamica che ha un antenato illustre nel “Don Giovanni” di Mozart (1787): se da una parte abbiamo un maschile angosciato, in fuga dal femminile e “fedele nell’istante”, dall’altra parte abbiamo un femminile che insegue, riempiendosi di odio, con la domanda di essere amato in modo assoluto, di essere unico e insostituibile.

Come fanno andare d’accordo questi due soggetti?

Non vanno d’accordo per niente ma si attraggono irresistibilmente nella loro interdipendenza e nei casi più sfortunati (come quello della coppia del film), non potendo vivere “né con te, né senza di te” portano il rapporto alle estreme conseguenze.

Si può allora pervenire all’attivazione di dinamiche estreme che paradossalmente uniscano “per sempre” la coppia non più nella vita ma nella morte: suicidi a due od omicidi-suicidi che legano a vita coppie altrimenti destinate alla separazione.

 

Relazione XXII edizione della Rassegna “Cinema e Psicoanalisi”, Rimini e provincia

 

 

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