Cinema e Psicoanalisi – Il Caimano

“Ma tutti questi soldi, in realtà, da dove vengono?”
-Indro Montanelli

Con “Il Caimano” (2006) Moretti non firma certo uno dei suoi film migliori, firma però uno dei film più studiati e maturi.

L’ambizione non è quella di realizzare un film su Berlusconi, è quella di realizzare un film sul Potere.

Per fare ciò Moretti attua una sorta di auto-terapia, nel senso che tutto il film appare essere un immane sforzo di auto-cura individuale. L’intento è encomiabile e raffinato, e non sarà colto dai più.

Il cinema, l’arte, perché sia tale, credo non possa prescindere da una visione soggettiva delle cose che, magicamente, riesca a parlare alla collettività.

Certo il campo è minato, poiché l’argomento è politico e attuale, quindi menti semplici potrebbero trovare l’abbrivio per cavalcate anticomuniste.

Per questo Nanni si circonda di tanti amici cinematografari (Sorrentino, Virzì, Montaldo, Garrone, Grimaldi), lo fa per sentirsi maggiormente rassicurato nell’affrontare “Il Caimano“.

In maniera ossessiva costruisce un film a blocchi, addirittura scomponibili tra loro: un film sul mondo del cinema, un film sul mondo coniugale del produttore, un film su Berlusconi.

Nonostante l’immane sforzo di cesura, è forse l’eccessiva costruzione ad appesantire il film e se di ogni blocco si fosse fatto un mediometraggio autonomo, questi sarebbero stati più fruibili e gradevoli.

Ma sarebbero stati altri film.

Ne “Il Caimano“, invece, a seguito di questa costruzione, a volte si ha la sensazione di assistere a sketch un po’ slegati dal film, come quello, divertentissimo, del tamponamento di Orlando, quando scopre che il film che vuole girare Nanni Moretti sarà sul Presidente del Consiglio.

Ma chi è lo sfigato produttore, interpretato da uno stratosferico Silvio Orlando, se non il Moretti originario, il Moretti regista, quello paranoico, perseguitato dai critici, come accade in “Sogni d’oro“?

La passione feticista per le scarpe del professore di “Bianca“, non viene forse ripresa e trasfigurata nel cult “Mocassini assassini“?

E nella crisi familiare di Orlando, non emergono attuali riferimenti autobiografici del regista?

Forse tutto il senso del film sta in quella produzione richiesta dalla Società di Psicoanalisi: “Maciste contro Freud“.

Per Moretti “Il Caimano” sembra essere quello che Hearst era per Welles: la sua metà oscura.

L’uomo Moretti, schivo, irrisolto, antipatico ai più, si fa carico, nel suo essere Artista – grande o piccolo che sia – del Male suo e della collettività: mostra il baratro su cui si trova la beneamata ‘italietta’.

Il produttore Orlando, il personaggio Berlusconi e altri maschi, quali il pavido Marco Pulici – un Michele Placido a suo agio nel vestire panni beceri – appaiono come figurine dello stesso album.

Rappresentano la crisi del maschio italiano, preso dalla necessità del dio danaro, del dio potere. In loro configgono l’incapacità comunicativa col femminile, visto da Moretti come più autorevole, morale.

E’ sorprendente quanti tratti abbiano in comune le tre donne significative del film.

Teresa (Jasmine Trinca) vuole fare quel film, lo vuole fare testardamente, a rischio dell’ostracismo collettivo. Sembra la sola a credere che possa essere realizzato. Ne sente l’urgenza, si può dire che avverta il dovere di provarci.

Paola (Margherita Buy) con la stessa testardaggine vuole avere un nuovo inizio. Anche lei è consegnata alla solitudine, ma accetta di pagarne il prezzo, per il rispetto di sé stessa e delle persone che ama.

Infine il Pubblico Ministero (Anna Bonaiuto), una donna che ancora crede allo Stato, all’equilibrio dei poteri, all’uguaglianza dei cittadini di fronte alla Legge. Una donna che affronta, non doma, lo sguardo di odio del Caimano, in una delle scene più forti e angoscianti del film.

Moretti consegna il futuro democratico alle donne, al femminile, a quell’area di sensibilità e verità che va oltre l’apparenza.

Sono donne sole, dolci e fragili, eppure forti e ostinatissime. Credono in quello che fanno e sanno che lo devono fare, anche se costerà loro dolore e solitudine.

Il futuro è donna, ci dice Moretti, e anche se Berlusconi affermava che le ‘quote rosa’ non si potevano realizzare, perché le donne preferiscono stare in famiglia piuttosto che trasferirsi a Roma, Nanni le esalta e lo vuole rappresentare nella sequenza meno riuscita che appesantisce, con un surplus di informazioni, il sottofinale del film.

Teresa, la regista, è omosessuale ed ha un figlio adottivo, un figlio che crescerà senza padri, perché di padri non ve ne sono più.

E padri non ve ne sono più neanche nel mondo cinematografico, sembra dirci Moretti. Ecco allora le tante, forse troppe, citazioni affettuose: Welles, Truffaut, Pasolini e Fellini.

Il Caimano” è una vera commedia all’italiana dove si ride di gusto, ci si commuove per le vicende del povero Orlando e ci si angoscia quando compare sullo schermo il Signor B. in carne ed ossa.

Infine si prova terrore vero, nel bellissimo e cupo finale.

Il bello dello studiare Berlusconi è che le ipotesi analiticamente giuste risultano sempre confermate a opera sua: salta sulla preda, la inghiotte e digerisce, indi ripete l’operazione. I paleontologi ricostruiscono l’intero dinosauro da una vertebra. Idem qui. Persi i protettori salta in politica e non perché gliene sia venuto l’estro: impadronendosi dello Stato vuol salvare una terrificante ricchezza in crescita continua; siccome ha la cultura dei caimani, non gli passa nella testa che esistano poteri separati; e non stia bene diluirsi i falsi in bilancio, ai quali risulta piuttosto dedito, o storpiare la disciplina delle rogatorie affinché prove d’accusa spariscano dai processi milanesi, o codificare stramberie utili alla fuga da Milano“.
(Franco Cordero, La Repubblica 11-05-2005)

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